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QUARESIMA 2009
Carissimi gifrini di Calabria, il Signore vi colmi sempre della sua Pace.
Eccoci ancora una volta nella nostra “saletta virtuale” per condividere, come fraternità regionale, un momento del nostro cammino di preparazione alla Pasqua. Dopo avervi tutti salutati con affetto fraterno, vi presentiamo i ragazzi della II B.
"Se non me lo lasci fare non potrò andare a scuola! Mi vergognerei troppo... È terribilmente importante, mamma!". Elena scoppiò a piangere. Era la sua arma più efficace. "Uffa, fa' come vuoi..." brontolò la madre, sbattendo il cucchiaino nel lavello. "Sembrerai un mostro. Peggio per te"
In altre 23 famiglie stava avvenendo una scenetta più o meno simile. Erano i ragazzi della Seconda B della Scuola Media "Carlo Alberto di Savoia". Per quel giorno avevano preso una decisione importante. Ma gli allievi della Seconda B erano 25. In effetti, solo nella venticinquesima famiglia, le cose stavano andando in un modo diverso, Elisabetta era un concentrato di apprensione, la mamma e il papà cercavano di incoraggiarla. Era la quindicesima volta che la ragazzina correva a guardarsi allo specchio. Mi prenderanno in giro, lo so. Pensa a Marisa che non mi sopporta o a Paolo che mi chiama 'canna da pesca'... Non aspetteranno altro". Grossi lacrimoni salati ricominciarono a scorrere sulle guance della ragazzina. Cercò di sistemarsi il cappellino sportivo che le stava un po' largo.
Il papà la guardò con la sua aria tranquilla: "Coraggio Elisabetta. Ti ricresceranno presto. Stai reagendo molto bene alla cura e fra qualche mese starai benissimo".
"Sì, ma guarda!". Elisabetta indicò con aria affranta la sua testa che si rifletteva nello specchio, lucida e rosea. La cura contro la leucemia che l'aveva colpita due mesi prima le aveva fatto cadere tutti i capelli. La mamma la abbracciò: "Forza Elisabetta. Si abitueranno presto, vedrai...".
Elisabetta tirò su con il naso, si infilò il cappellino, prese lo zainetto e si avviò. Davanti alla porta della Seconda B, il cuore le martellava forte. Chiuse gli occhi ed entrò. Quando riaprì gli occhi per cercare il suo banco, vide qualcosa di strano. Tutti, ma proprio tutti, i suoi compagni avevano un cappellino in testa, si voltarono verso di lei e sorridendo si tolsero il cappello esclamando: "Bentornata Elisabetta!".
Erano tutti rasati a zero, anche Marisa così fiera dei suoi riccioli, anche Paolo, anche Elena e Giangi e Francesca... tutti. Si alzarono e abbracciarono Elisabetta che non sapeva se piangere o ridere e mormorava soltanto: "Grazie...".
Dalla cattedra, sorrideva anche il professor Donati, che non si era rasato i capelli, perché era pelato di suo e aveva la testa come una palla da biliardo.
Se consideriamo i capelli come una delle cose a noi più care, che esprimono la nostra personalità (tanto da poter dire: dimmi che capelli hai e ti dirò chi sei!) crediamo che ognuno di noi si possa ritrovare in Elisabetta.
Spesso facciamo l’esperienza di perdere o rovinare qualcosa a noi caro: la serenità familiare, una persona alla quale vogliamo bene, un amico/a del quale ci fidavamo, una persona delle mia fraternità sulla quale credevo di poter contare. Questo ci porta ad essere delusi e a perdere il gusto di “ritornare a scuola”, cioè alla vita quotidiana, con le sue gioie e le sue fatiche.
E’ questa una tentazione che ci accompagna costantemente nel nostro cammino, ma la certezza che non deve mai venir meno in noi cristiani è che c’è un Dio che “taglia i suoi capelli” per condividere tutto ciò che nella nostra vita ci fa male.
Ecco allora il senso della Pasqua. Come il Venerdì Santo è propedeutico al mattino di Pasqua, così nella nostra vita dobbiamo avere la ferma consapevolezza che le tante nostre “morti quotidiane” non sono mai la fine, ma affidate alle mani di Dio diventano, se noi lo lasciamo operare nella nostra esistenza, l’inizio di qualcosa di ancora più grande.
Chiediamo allora al Signore, in questa tempo di Quaresima e per ogni giorno della nostra vita, la fede di Maria che davanti allo croce e alla morte del Figlio ha creduto che l’ultima parola è sempre dell’Amore.
In questo ci aiuterà la vicinanza al sacramento dell’Eucarestia e della Riconciliazione, che sono l’abbraccio e la carezza di Dio sulla nostra vita. Siano Francesco e Chiara d’Assisi i nostri compagni di cammino, per mostraci che tutto ciò si può veramente realizzare.
fr. Mario Chiarello e fr. Francesco Bramuglia
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