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Santa Chiara

Il giovane:

Chi sei?

Chiara:
Sono Chiara di Favarone e sono nata ad Assisi: la mia è una delle più nobili famiglie della città. Come si usava ai miei tempi, fin da bambina sono stata promessa sposa ad un uomo ricco, nobile e bello; ma, crescendo, chi mi ha rapito il cuore è stato "il più bello tra i figli dell'uomo": il Signore Gesù (Sal 45, 3)
Chi mi ha permesso di conoscerlo è stata mia mamma Ortolana; insieme a lei e alle mie sorelle - Agnese e Beatrice - pregavamo e cercavamo di condividere con i più poveri quello che avevamo.
Sentivo, però, che questo non mi bastava e l'incontro con Francesco, che proprio in quell'epoca, con un gesto eclatante, aveva lasciato tutto destando grande stupore e scandalo in città, ha dato una svolta alla mia vita, indicandomi una via nuova per amare: quella del Vangelo.
La domenica delle Palme del 1212, quando avevo soltanto 18 anni, sono scappata di casa per raggiungere la chiesetta della Porziuncola dove si trovava Francesco con i suoi fratelli. Lì, consegnando la mia giovane esistenza nelle mani di Dio, è iniziata la mia vita per Cristo. Dopo varie peripezie, sono arrivata al monastero di San Damiano, dove il Signore ha benedetto il suo progetto su di me donandomi molte sorelle.
Ora, ripensando a quei giorni, provo una grande gioia e, se tornassi indietro, rifarei tutto!!

Il giovane:
Perché tu che sei bella, ricca, intelligente, "un buon partito", insomma, hai lasciato tutto? Chi te l'ha fatto fare?

Chiara:

Perché un giorno mi sono accorta che tutto ciò che avevo e che ero, era dono Suo e non poteva più essere soltanto per me. Ho sentito il desiderio di vivere solo per Cristo, restituendogli tutta la mia vita, certa di ricevere il centuplo (Mt 19, 29). Un po' come quel contadino di cui parla Gesù nel Vangelo, anch'io ho trovato il tesoro nascosto nel campo del mio cuore (FF 2885-86) e, piena di gioia, ho venduto tutto per acquistare quel campo (Mt 13, 44). L'incontro con Cristo ha reso attento il mio orecchio alla Sua voce che, nel silenzio della preghiera, ha sussurrato: "Rimani nel mio amore perché la tua gioia sia piena" (cfr Gv 15).

Il giovane:
Come puoi dire di amare se stai rinchiusa lì nonostante tutto quello che c'è da fare "fuori"?

Chiara:
Ho, semplicemente, fatto esperienza di quanto sia vera quella parola di Gesù che dice: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv15,16)
È il Signore, infatti, che ha scelto il mio posto nella Chiesa. Questa è un corpo formato da varie membra di cui Cristo è il capo. Ognuna di queste ha la sua funzione insostituibile. Per esempio, le mani possono curare, nutrire e consolare; le gambe possono giungere "fino agli estremi confini della terra" (At 1, 8) per portare la buona novella; il cuore permette alle altre membra di svolgere efficacemente la loro missione.Io e le mie sorelle siamo state poste nel cuore della Chiesa per diffondere, attraverso la preghiera e la vita evangelica, la luce di Cristo.La nostra forma di vita scardina la comune idea secondo la quale l'uomo ha valore soltanto se produce ed è efficiente agli occhi del mondo, senza considerare la sua vera natura di figlio di Dio.Vivere in questa consapevolezza ci permette di decentrarci e di riconoscere in Cristo, Colui "senza il quale non possiamo fare nulla" (Gv 15,5).La prima forma di missionarietà è, infatti, la vita secondo il Vangelo che, anche nelle forme più nascoste - come la nostra - trasmette forza e nutrimento a tutte le membra della Chiesa.

Il giovane:
Hai parlato di forma di vita evangelica: che significa?

Chiara:
Il Vangelo è Gesù Cristo! Quindi vivere secondo la radicalità evangelica significa "ricalcare le orme del Figlio di Dio" (FF 2037) per essere nel mondo immagine viva di Lui.
Con le mie sorelle cerco di incarnare nella vita di fraternità la comunione d'amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo.
L'altissima povertà, per la quale ho combattuto tenacemente per tutta la vita, rappresenta un privilegio attraverso cui possiamo sperimentare concretamente l'abbandono fiducioso nella Provvidenza del Padre e scoprire in Cristo la nostra unica vera ricchezza, capace di placare ogni "sete" di senso e di verità.

Il giovane:
A un giovane come me cosa diresti?

Chiara:

Che è bello spendere la propria vita per il Vangelo!
Restituire al Datore di ogni Bene tutti i talenti ricevuti è l'unico modo per vederli moltiplicati e sperimentare che l'Amore di Cristo rende felici! (IV lettera di Chiara ad Agnese. FF 2901)
Ciò che ti auguro è che tu possa sperimentare questa pienezza di vita, riconoscendo in Cristo l'unico "compagno di viaggio" capace di realizzare ogni tuo desiderio e di orientare i tuoi passi sulla via della gratuità, attraverso le scelte più ordinarie e semplici della tua giornata.
Non importa ciò che saprai "fare"; ciò che conta è restituire a Lui la vita, nella certezza che l'umile dono di sé rende felici.Il Signore sia sempre con te e faccia in modo che tu sia sempre con Lui.